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La supercompensazione

Supercompensazione concetti base:

La supercompensazione è il processo di adattamento che si innesca nel nostro organismo in seguito ad un determinato stimolo.

Qualsiasi tipologia di allenamento che abbia lo scopo di migliorare l’apparato cardiorespiratorio (come la corsa) così come del nostro apparato muscolo-scheletrico (come la sala pesi) è identificale come stressor.

Cos’è uno stressor

 

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Con il termine stressor o agente stressante, si identifica qualsiasi stimolo che porterebbe l’organismo ad una condizione di stress. Una condizione durante la quale l’ organismo risponderebbe con un adattamento positivo o negativo.

Ho più volte sottolineato il termine omeostasi e la sua importanza, perché rappresenta la nostra condizione di equilibrio che raggiungiamo ogni qual volta introduciamo uno o più stimoli di varia natura.

Quindi l’omeostasi non è altro che un punto di equilibrio dinamico (alla sua continua ricerca, per quanto possibile) che regola tutte le nostre attività interne.

L’allenamento è un’agente stressante che volontariamente applichiamo al nostro organismo (con sedute di allenamento e metodiche, tempistiche, intensità ecc) e che ha l’obiettivo di destabilizzare il nostro equilibrio per poi crearne uno nuovo.

Ed è qui che interviene la risposta fisiologia del nostro corpo, la supercompensazione, cioè la capacità del nostro organismo di raggiungere un nuovo stadio di equilibrio, che sarà superiore a quello iniziale, ma che se non mantenuto (ecco l’importanza della continuità dell’allenamento) si tornerebbe allo stadio iniziale.

Basta quindi solo allenarsi?

Attenzione però, perché quest’ultimo si verifichi, lo stimolo allenante (l’agente stressante) deve avere determinate caratteristiche (No, non basta fare un semplice 3×8 ad infinitum) l’impegno fisico deve raggiungere un limite (programmato e periodizzato) o oltrepassarlo (con un minimo di progressione)

Cosa succede quindi dopo un allenamento?

La foto sovrastante rappresenta tre possibili scenari di una programmazione.

Il primo scenario è il punto di partenza per chiunque decida di iniziare una programmazione.

Il soggetto quindi, si ritroverà nella prima fase (Training load), durante la quale in base all’allenamento svolto (stimolo allenante) innescherà i processi fisiologici volti all’adattamento.

La seconda fase è altrettanto importante quanto la prima, ed è quella del recupero. In questa fase, l’organismo,  ristabilirà i livelli energetici iniziali (pre allenamento) ricostituendo le fibre danneggiate e permettendogli, qualora lo volesse, di reiterare nuovamente lo stimolo iniziale ma con uno stress nuovo.

Nella terza fase arriviamo alla “supercompensazione”, nella quale l’organismo, dover aver ristabilito l’omeostasi iniziale, stabilizzerà un nuovo punto di equilibrio superiore al punto di partenza (con guadagni in termini di ipertrofia, forza, resistenza etc a seconda dello stimolo iniziale).

Nel tratto finale invece, possiamo vedere il risultato finale dettato dalla sommatoria delle singole supercompensazioni di ogni singolo macro/microciclo.

Cosa accadrebbe se dovessimo interrompere i nostri allenamenti?

Qualora l’atleta decidesse di interrompere la programmazione o semplicemente smettesse di allenarsi (vedi linea rossa decrescente) con la stessa intensità, o con uno stimolo insufficiente per i nuovi livelli raggiunti, si ritroverà in una fase di declino (detraining) nella quale l’organismo tornerà poco a poco al punto di partenza.

Science And Practice of Strength Training  (Zatsiorsky & Kraemer, 2006)

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